Intervista La Nazione

La mobilità ‘viaggia’ su un cavetto.

Il futuro a volte, sta in un chip. O in un cavetto, in una spina. Tecnologia? Sì ma anche riscatto della manualità degli antichi mestieri. Tutto sta nel comprenderlo. E’ un po’ questa la filosofia che sembra animare il gruppo di In-presa, un ramo dell’azienda pratese Generale sistemi che si occupa, come si legge nel sito internet, dello sviluppo di sistemi ad alto contenuto tecnologico per la ricarica intelligente di veicoli elettrici. Banalmente parliamo delle colonnine che sempre più si vedono per le strade delle città, o delle rastrelliere che ricaricano le biciclette elettriche.

Banalmente, appunto. Perché il sistema è, nella sua semplicità, più complesso. L’amministratore delegato Adolfo Deltodesco ha vinto la sua scommessa che risulta, più che altro, una capacità di persuasione sull’utilità nel lungo periodo dei suoi prodotti. La green economy tradotta in fatti concreti e non in chiacchiere. Le richieste di progetti e interventi arrivano da tutt’Italia.

E a Prato? Il decollo, diciamo così, risulta un po’ più difficoltoso. Deltotesco ne parla senza astio ma al contempo sembra voler mandare un messaggio alle istituzioni cittadine: «Tengo a precisare un fatto - spiega - Siamo leader nel nostro settore, non siamo quindi venditori, bensì progettisti.
Le istituzioni dovrebbero dire “Abbiamo sul territorio aziende all’avanguardia, puntiamo su di loro”. Ma per puntare davvero su un’azienda o su un progetto è necessario lavorarci sopra, intercettare i finanziamenti. Ecco, non tutti gli enti locali hanno la lungimiranza di investire in questa direzione».

Un esempio? «Penso al grande parcheggio che sta dietro il McDonald vicino all’autostrada: lo vedo sempre deserto e pieno di cartacce. Lì potrebbe sorgere una bike station che sarebbe però inutile senza una rete integrata di collegamenti. Ecco, credo sarebbe necessario programmare gli spazi urbani in questo senso».

E proprio nella bike station, esempio classico di tecnologia avanzata in grado di garantire servizi come l’identificazione e il controllo, oltre alla protezione e alla ricarica dei mezzi, potrebbe trovare la sua naturale collocazione il “biciclettaio”. «Già - spiega Deltodesco - il vecchio biciclettaio, inserito in questo contesto, potrebbe diventare uno dei mestieri del futuro». Unire quindi gli ultimi ritrovati tecnologici all’esperienza degli antichi mestieri. Il messaggio a chi di dovere è stato inviato.

Prato, 28-10-2013

Fonte: www.lanazione.it